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La Locomotiva Breda 830/017
Dopo la nazionalizzazione delle ferrovie del 1905,
le Ferrovie dello stato acquisirono molte locomotive
provenienti da società private. La maggior parte
erano macchine obsolete, ma le 830 si segnalarono come
locotender - locomotive con scorte d'acqua e carbone
a bordo - efficienti e di moderna concezione.
Erano state realizzate per la Rete Mediterranea e usate
sia per servizi di linea che per manovre negli scali
ferroviari. Quello ereditato era un lotto di 14 locomotive
ordinate nel 1903 e costruite dalla Breda. Il modello
era caratterizzato da una caldaia con vaporiera, caratteristica
importante perché in grado di limitare le perdite
di potenza dovute alla condensazione di vapore saturo.
L'efficienza del modello portò, nel 1905, a ordinare
un nuovo lotto di 30 macchine, numerate da 15 a 44,
che costituì la seconda serie delle 830, differenziandosi
per il telaio più lungo nella parte posteriore,
la conseguente maggiore capacità della carbonaia
e la cabina di taglio più moderno. La locomotiva
Breda 830/017 del 1906 era tra queste, ma con la particolarità
dell'assenza del compressore e dell'impianto di frenatura
ad aria compressa.
Nel 1936, dopo anni di servizio lungo le strade ferrate
nazionali, la locomotiva venne ceduta alla Cokitalia
e qui rimase in servizio fino al 1986, subendo numerose
modifiche e adattamenti. Due anni dopo, venne acquistata
dalla Finanziaria Ernesto Breda e grazie all'intervento
di Rodolfo Spadaro la locomotiva venne ceduta al Comune
di Sesto San Giovanni nel 1995.
Nel 2005, l'Ansaldo Camozzi si è resa disponibile
a effettuarne il restauro, realizzato principalmente
grazie alla disponibilità di tre ex dipendenti
Breda, Rodolfo Spadaro, Carlo Vimercati e Giuseppe Bruscella,
insieme a Corrado Ferulli e Patrizia Ricciardi. Una
volta ultimato il restauro, a cent'anni dalla sua nascita,
la locomotiva ha trovato posto in prossimità
dello Spazio MIL e del carroponte di via Granelli, nell'ex
area Breda.
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